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	<title>Gugolas, Autore a alessandra de bianchi</title>
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		<title>La sessualità delle nuove generazioni è un “libera tutti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gugolas]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2016 17:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Etero o omosessuali? Transgender o bisessuali? Mentre stiamo ancora tentando di categorizzare, di dire un sì o un no alle unioni civili… la realtà dei fatti sta già cambiando e i giovani sono al di là dei vecchi tabù.   Se non si è a stretto contatto con adolescenti e ragazzi under 30, basta dare un’occhiata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandradebianchi.it/la-sessualita-delle-nuove-generazioni-e-un-libera-tutti/">La sessualità delle nuove generazioni è un “libera tutti”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.alessandradebianchi.it">alessandra de bianchi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Etero o omosessuali? Transgender o bisessuali? Mentre stiamo ancora tentando di categorizzare, di dire un sì o un no alle unioni civili… la realtà dei fatti sta già cambiando e i giovani sono al di là dei vecchi tabù.  </strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Se non si è a stretto contatto con adolescenti e ragazzi under 30, basta dare un’occhiata all’hashtag #aftersex su Instagram per rendersi conto di come la sessualità delle nuove generazioni sia senza confini, promiscua e difficilmente categorizzabile in una delle due sezioni: eterosessuale o omosessuale. Non sembra opportuno nemmeno usare un altro vecchio escamotage e parlare di bisessualità, perché la faccenda è più complessa e più sfuggente del previsto. La sessualità delle nuove generazioni è “polimorfa” – per usare un termine freudiano riferito all’infanzia – oppure “fluida” – per riprendere la terminologia della psicologa e femminista americana Lisa Diamond –, ma ancora meglio è non tentare di categorizzarla affatto traendo ispirazione da ciò che Alfred Kinsey diceva già alla fine degli anni ’40 del secolo scorso: «Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo a una profonda comprensione delle realtà del sesso»</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Le cose accadono, semplicemente, senza che ci sia un movimento per la libertà sessuale, senza che ci siano manifesti o tutto ciò che poteva rientrare nelle passate categorizzazioni. È dunque avvenuta un’evoluzione naturale, senza teorizzazioni, e di fatto il tradizionale rapporto sessuale uomo-donna si è dissolto in qualcosa di indistinguibile. Rapporti tra ragazzo e ragazza ci sono sempre, ma gli stessi protagonisti delle canoniche relazioni eterosessuali non disdegnano quelli dello stesso sesso, oppure i rapporti di gruppo e via dicendo.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La sessualità non ha più confini prestabiliti, chiunque va con chiunque all’insegna di un “libera tutti” che ha sdoganato i passati nascondimenti.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Quelli che rivendicano la propria identità di genere non sono questi giovani, ma i vecchi etero o i vecchi omosessuali, che ancora si scontrano sul concetto di famiglia, e in paesi retrogradi come l’Italia bisogna assistere alle pantomime sul dare o meno determinati diritti alla cosiddette famiglie arcobaleno quando la realtà è già andata oltre, ha già affermato una libertà che non ha forse più molto senso cercare di restringere.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Sembra un po’ di essere tornati alla classicità greca e romana – dove i rapporti tra persone dello stesso sesso facevano parte dei costumi della società senza che fossero tutti omosessuali – ma in realtà siamo di fronte a un fenomeno che è espressione del terzo millennio. Perché, se proprio vogliamo dare una spiegazione sociologica, queste recenti abitudini sessuali sono espressione delle nuove figure maschili e femminili, dal momento che viviamo in una società dove i ruoli si sono mescolati e spesso invertiti. La femmina-madre non è più la chioccia protettrice del focolare domestico e il maschio-padre non è più il virile lavoratore che sfama la famiglia. Le figure archetipiche, protagoniste del complesso edipico, sono esse stesse diventate qualcosa di indifferenziato, producendo altrettanta indifferenziazione sessuale nei figli. Oltretutto, questa nuova sessualità è anche espressione del relativismo dilagante, del “va bene tutto” che tanto ci contraddistingue senza aver voglia di affermazioni identitarie univoche.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Sarebbe forse il caso di arginare questo processo, riesumando <em>Il disagio della civiltà</em> per sostenere la creazione di determinati tabù e della conseguente rinuncia a un po’ di felicità in nome di una sicura società civile? Difficile dare una risposta, soprattutto di fronte ai fatti di Colonia, dove il terrorismo cerca di minare proprio una libertà anche sessuale che sussiste in Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Alessandra De Bianchi</strong></p>
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		<title>Tarantino, Iñárritu, Fargo… e la neve.</title>
		<link>https://www.alessandradebianchi.it/tarantino-inarritu-fargo-e-la-neve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gugolas]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2016 13:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Tarantino si vuol bene comunque, a Di Caprio bisogna dare l’Oscar anche se meno meritato di altre volte, Fargo2 ci tiene incollati al piccolo schermo… ma la vera protagonista cinematografica del momento è la neve.  ©ADeBianchi, La Thuile Non parliamo di The Hateful Eight, perché lo stile perfettamente “arietino” di Tarantino o si ama [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>A Tarantino si vuol bene comunque, a Di Caprio bisogna dare l’Oscar anche se meno meritato di altre volte, </strong><em>Fargo2</em><strong> ci tiene incollati al piccolo schermo… ma la vera protagonista cinematografica del momento è la neve.</strong></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><strong> ©ADeBianchi, La Thuile</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Non parliamo di <em>The Hateful Eight</em>, perché lo stile perfettamente “arietino” di Tarantino o si ama o si odia, e quando lo si ama lo si perdona, sempre e comunque, perché le recensioni che si crogiolano sulle sfumature di grigio non sono fatte per i suoi film, così netti e precisi sebbene densi e pieni di qualsiasi cosa, in primis di cinema e metacinema.<br />
Non parliamo nemmeno di Iñárritu, delle sue imprese cinematografiche su cui sì che si crogiolano tutti i critici di mestiere, perdendosi nei noiosi paragoni del paragonabile – “indugi estetizzanti alla Malick”, “trame alla Herzog” e via dicendo con lungagnate da addetti ai lavori, quando invece, alla fin fine, quel che conta per tutti di <em>The Revenant</em> è dare finalmente un Oscar per la performance da highlander a Leonardo Di Caprio – che nonostante l’imbolsimento, noi donne trentenni vediamo sempre nelle sue meravigliose sembianze da efebo anni ‘90.<br />
Non parliamo nemmeno di <em>Fargo</em>, dei fratelli Cohen e del successo delle serie tv d’autore, che creano il fantastico tempo dell’attesa e del godimento estetico parcellizzato e centellinato.<br />
Parliamo di ciò che accomuna queste tre opere cinematografiche uscite in Italia tutte nello stesso periodo – il periodo di mezzo, quello invernale, dopo Natale, quando i virus imperversano ma, ahimè, quest’anno ci sono ancora le zanzare –: la neve.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Sfondo imprescindibile, palese trait d’union… la neve è la vera protagonista.<br />
Ma non la neve delle nostre Alpi o Appennini, quella soffice per gli sciatori, bensì la neve dei desolati paesaggi made in USA.<br />
La neve del Wyoming, del Nord Dakota, del Minnesota… di quei luoghi che sono il gelido limite invalicabile del sogno americano.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">È degno di nota e alquanto singolare che proprio in un periodo storico in cui i segni del riscaldamento globale si sono fatti evidenti – come dicevamo, ancora si combatte contro le zanzare perché le colonnine di mercurio (come dicono gli esperti) sono ben oltre le medie stagionali – se vai al cinema o guardi on demand la tua serie del momento ti trovi catapultato nello scenario più freddo e bianco possibile.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Basta chiamare in causa il “principio di compensazione” per darne una spiegazione? Ovvero, il principio introdotto da Jung per andare oltre l’interpretazione dei sogni freudiana, che tutto riconduceva strettamente alla sessualità, e per dire sostanzialmente che il nostro inconscio quando sogna compensa la vita cosciente, in un modo complesso e perciò non semplicemente legato agli impulsi sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Senz’altro è vero, anche perché il cinema, come tutta l’arte, attinge all’inconscio tentando di oggettivarlo un po’ come avviene nei processi onirici. Ma non è solo questo. Qui c’è un’arcana simbologia condivisa da autori diversi e che, per dirla sempre in termini junghiani, si fa espressione di un inconscio collettivo che non è solo compensatorio.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Cos’è la neve? Cosa rappresenta?</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La neve è il bianco, è il vuoto. Quello che non puoi riempire, quello ostile, difficile da combattere e da risolvere. Il buio, il nero, può pur sempre riservare delle sorprese, essere soltanto un nascondimento su cui può essere gettata una luce. Ma il bianco niveo no, è quello e basta, e se vuoi sopravvivere ti devi adattare al suo bagliore abbacinante, alla sua apparente morbidezza che in realtà ti gela le vene.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">I paesaggi innevati sono dunque, forse, il luogo del nulla. La proiezione umana del proprio nichilismo. Ma i luoghi innevati sono anche quelli più in alto, più vicini al cielo, più vicini a Dio. Il crocifisso che inaugura l’ottavo film di Tarantino sulle note di Morricone, o la chiesa diroccata in cui si imbatte Di Caprio in <em>The Revenant </em>starebbero lì a segnalarcelo, anche se poi imperversano soltanto, come in <em>Fargo</em>, la ferocia del genere umano e le insulse lotte intestine ben lontane da qualsiasi forma di religiosità.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E quindi? Cosa vuol dire? Perché tanta neve ovunque?</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">È le neve, è il freddo, è l’essere umano che soccombe… e ognuno, sullo sfondo bianco, proietti la simbologia che preferisce dal caldo della propria poltrona, in un tempo storico dove la morte meno probabile sembra proprio quella per congelamento, a meno che uno non se la vada proprio a cercare…</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><strong>Alessandra De Bianchi</strong></p>
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